TOP 10 // I cliché nei film d’animazione Disney

da | Apr 26, 2023 | Uncategorized

Stilare una classifica dei dieci principali cliché nei film d’animazione Disney non è un’impresa facile, visto che la lista potrebbe essere molto più lunga. Eppure, alcuni sono così frequenti che non è necessario sforzarsi più di tanto per individuarli. Nel bene e nel male i cliché alimentano le aspettative degli spettatori, che possono percepirli allo stesso tempo come una certezza inamovibile che definisce il genere oppure come una seccatura di cui si potrebbe fare a meno. Bisogna però dire che i recenti live action, che sono adattamenti più o meno fedeli agli storici Classici Disney, stanno cercando di allontanarsi sempre di più dai principali stereotipi pur mantenendone alcuni.

10° – Di verde e di viola

Oltre al più scontato nero, sono i due colori più frequenti dei cattivi della Disney. Dal viola dei mantelli della regina Grimilde di Biancaneve e i sette nani e di Malefica de La bella addormentata nel bosco alle fiamme verdi che circondano Scar de Il re leone. Questi due colori ricorrono non solo nei costumi, ma anche nell’aspetto fisico dei personaggi, nelle ambientazioni e nelle atmosfere. 

9° – Il twist villain

A proposito di cattivi, il twist villain è invece una tendenza più moderna di cui la Disney sembra non voler fare mai a meno. Apparentemente innocui e amichevoli, i twist villain sono dei lupi travestiti da agnelli, una metafora richiamata proprio dal film Zootropolis, incentrato sulla convivenza tra prede e predatori in un mondo antropomorfo, in cui il cattivo principale si rivela essere la pecora Dawn Bellwether. Altri esempi sono il principe arrivista Hans di Frozen e il musicista Ernesto de la Cruz di Coco.

8° – Lo scagnozzo stupido

Ogni cattivo ha spesso bisogno di più di un tirapiedi disposto a svolgere il lavoro sporco per lui. Proprio perché il bene è destinato a trionfare, a volte lo scagnozzo rappresenta uno dei punti deboli del cattivo, che mina la sua missione con la propria stupidità; altre volte è invece efficiente, specialmente quando è in coppia con uno scagnozzo speculare a lui. Alcuni esempi sono Le Tont de La bella e la bestia, Pena e Panico di Hercules e Flotsam e Jetsam de La sirenetta. In alcuni casi lo scagnozzo stupido può rivelarsi anche un alleato, magari involontario, del protagonista, come Kronk de Le follie dell’imperatore

7° – L’aiutante animale 

I protagonisti hanno spesso animali come migliori amici o compagni di avventura che si frappongono agli scagnozzi dell’antagonista, anche loro spesso animali. Rivestono frequentemente il ruolo di linea comica dei film. Gli esempi sono innumerevoli: Mushu di Mulan, Anacleto de La spada nella roccia, Baloo de Il libro della giungla e tantissimi altri. Un dettaglio non trascurabile? Parlano ovviamente!

6° – La fanciulla in pericolo

Di tutti i cliché è quello invecchiato peggio e lo si vede anche dalla tendenza della Disney di immaginare le protagoniste dei loro film più recenti (live action e non) come ragazze più ribelli ed emancipate. Si tratta di un cliché di matrice storica difficile da sradicare soprattutto in quelle storie, come Biancaneve o La bella addormentata nel bosco, che sono figlie del loro tempo e che per il pubblico più legato alla tradizione risulterebbero snaturate senza questo elemento. Ecco che vengono introdotti degli stratagemmi per evitare che sia sempre il principe a salvare la principessa, come in Maleficent, che trasforma Malefica in un’antieroina.

5° – La matrigna cattiva

Forse il cliché più ovvio. Alle protagoniste femminili manca spesso la figura della madre, a cui si sostituiscono le seconde mogli dei padri, che poi muoiono a loro volta, lasciando la protagonista in balia delle angherie delle matrigne invidiose. I due esempi più classici sono Grimilde di Biancaneve e i sette nani e Lady Tremaine in Cenerentola. A volte il ruolo viene ricoperto anche da personaggi che non sono necessariamente sposate con i padri, come Madre Gothel di Rapunzel – L’intreccio della torre.

4° – Il protagonista orfano

Moltissimi protagonisti dei film d’animazione della Disney hanno perso uno o entrambi i genitori oppure la loro perdita è un evento centrale del film, come nel caso della morte di Mufasa ne Il re leone o della madre in Bambi. Questo è un cliché dovuto alla giovane età dei protagonisti, che li porta anche a vivere avventure pericolose. Se uno dei due genitori è ancora in vita, questo verrà spesso rappresentato come iperprotettivo, come Marlin con Nemo in Alla ricerca di Nemo.

3° – Il colpo di fulmine

Questo cliché è tanto frequente quanto è raro nella vita reale. Serve per semplificare e rendere immediata per lo spettatore la coppia per cui dovrà tifare nel corso del film. E visto che il pubblico per eccellenza dell’animazione è composto soprattutto da bambini, magari questi ultimi non riuscirebbero a cogliere alcuni segnali di attrazione meno espliciti. Quasi tutte le principesse delle fiabe animate Disney rispecchiano questo cliché. Biancaneve, Cenerentola, Aurora e Ariel si innamorano subito dei loro principi.

2° – Il bacio del vero amore

Altro che medicine e incantesimi, il bacio del vero amore risolve sempre (quasi) tutto: ad esempio, Biancaneve e Aurora vengono risvegliate dal bacio dei loro principi e Ariel ha bisogno del bacio di Eric per rimanere umana. Stando alle dichiarazioni sui live action de La Sirenetta e di Biancaneve e i sette nani che usciranno a breve, la Disney ha promesso di distaccarsi sempre di più da questo cliché, anche se evidentemente questo imporrà stravolgere le storie originali. Sia in Rapunzel che in Frozen a risolvere la situazione sono state le lacrime della protagonista, che di fatto si sono sostituite al ruolo che tradizionalmente spettava al bacio del principe. 

1° – Il lieto fine 

Come altro poteva finire questa classifica? Ancora una volta, le storie destinate a un pubblico di bambini tendono a chiudere con una nota positiva e solo raramente lasciano che l’incertezza si insinui nel finale. Vi sono poche eccezioni a questa regola. Per esempio, Red e Toby – Nemiciamici ha un finale agrodolce e offre un finale più realistico (per una fiaba) rispetto al “e vissero tutti felici e contenti”: non tutto può sempre tornare come era prima e la vita a volte porta a percorrere altre strade.

FONTI
YouTube I, II

IMMAGINE
Snow White and the Seven Dwarfs, ©1937/David Hand/Perce Pearce/William Cottrell/Larry Morey/Wilfred Jackson/Ben Sharpsteen/Walt Disney Productions
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Sull’autore
Dopo il diploma conseguito al Liceo Linguistico Giosuè Carducci di Viareggio, si è laureata in Lingue, Letterature e Studi Interculturali all’Università di Firenze. Ha frequentato i corsi di Giornalismo Cinematografico e Storia del Cinema della Scuola di Cinema Immagina a Firenze. Attualmente studia Traduzione Specialistica e Interpretazione di Conferenza all’Università di Trieste. Ama l’interdisciplinarietà e il suo lavoro ideale sarebbe fare la studentessa universitaria a vita perché non è mai sazia di sapere. Si interessa principalmente di lingue, letteratura, relazioni internazionali e del mondo dello spettacolo e del cinema. Appassionata soprattutto di film e serie fantasy e d’animazione, segue con trepidazione la stagione dei premi di Hollywood e l’evoluzione della rappresentazione e del politicamente corretto nel cinema.
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