Red // Metafora della prima adolescenza

da | Giu 8, 2022 | Film

La vita di una diligente e competitiva ragazzina di tredici anni viene sconvolta dall’arrivo di un mostro rosso, peloso e puzzolente. E anche se il mostro non si manifesta in ogni ragazzina come un panda rosso, la fase della prima adolescenza per le bambine è piena di stravolgimenti, tra i cambiamenti del proprio corpo, l’interesse per i ragazzi e l’eccitazione di diventare adulte. Certamente Red, il nuovo film co-prodotto da Disney e Pixar e disponibile su Disney+, non è il primo ad affrontare la prima adolescenza, ma lo fa con inusuale schiettezza e sincerità. Non è un caso che sia il primo film della Disney a nominare la parola “assorbenti”. Proprio così: anni e anni di principesse Disney in età adolescenziale e mai una menzione dei cicli mestruali, chiamati ancora oggi nel linguaggio comune nei modi più fantasiosi. Dopo Red non ci sarà da stupirsi se “Ti è venuto il panda rosso?” diventerà un nuovo modo di parlare delle “cose”…

Il film, prodotto da Lindsey Collins e diretto da Domee Shi, si inserisce perfettamente nel filone di storie contemporanee che Disney e Pixar hanno portato sul grande schermo in questi ultimi anni, in cui il nemico più grande non è un cattivo dagli sguardi malefici o dai sinistri propositi, ma il conflitto familiare e il trauma generazionale. Già Encanto, vincitore agli Oscar 2022, aveva dimostrato quanto questa tematica fosse attuale e Red presenta tre punti in comune con Encanto: i rapporti conflittuali tra i membri femminili della famiglia, la presenza di una benedizione/maledizione e l’importanza della cultura di origine. 

Al centro di Red c’è infatti la contrapposizione tra il rapporto della tredicenne Mei Lee con l’esigente madre Ming e quello più spensierato della protagonista con la sua cerchia di amiche composta da Miriam, Priya e Abby. Grazie a loro Mei riesce a capire che una parte di sé percepisce il bisogno di cambiare e di allontanarsi dal modello di perfezione imposto dalla madre, a sua volta influenzata dal modello genitoriale che la sua stessa madre le aveva trasmesso. Mei, come tutte le donne della famiglia, eredità la benedizione/maledizione di trasformarsi in un panda rosso ogni volta che viene sopraffatta dalle emozioni, ma a differenza di sua madre, di sua nonna e delle sue zie, non riuscirà a decidere facilmente se è il caso di intrappolare il panda in un gioiello come hanno fatto loro o di abbracciare questo lato di sé. Per rompere il circolo vizioso delle aspettative sarà fondamentale l’intervento di Jin, il padre di Mei, ma la decisione spetterà comunque alla ragazza. 

Se in Encanto i riferimenti culturali alla Colombia erano soprattutto all’origine del trauma di Abuela (ad esempio, gli sfollamenti forzati dei villaggi), in Red i riferimenti alla cultura cinese sono alla base della caratterizzazione dei personaggi e della trama, tra leggende e rituali. Hanno inoltre un significato più intimo visto che il film, ambientato a Toronto nel 2002, attinge direttamente dalla vita della sua regista, Domee Shi, figlia di immigrati cinesi, che nel 2002 viveva a Toronto e aveva esattamente l’età della protagonista. Shi, prima regista donna a dirigere un film d’animazione Pixar, scrive con Julia Cho un Bildungsroman cinematografico rivolto soprattutto alle ragazze, che vuole riflettere sul corpo femminile e sulle turbe adolescenziali. Sono tantissimi gli elementi che richiamano gli anni ‘90 e 2000: dai Tamagotchi ai telefoni cellulari con i tasti, passando per i romanzi rivolti a un pubblico adolescente (la copertina di Nightfall, il libro scritto da una fittizia Roberta Moyer, somiglia moltissimo ai poster ufficiali della saga di Twilight di Stephenie Meyer). La boy band dei 4*Town ricorda inoltre moltissimo i Backstreet Boys, grazie ai brani orecchiabili composti da Billie Eilish e Finneas O’Connell. Proprio questi richiami nostalgici sembrano suggerire che questo film cerchi di raggiungere anche un pubblico più adulto, magari proprio quei trentenni che come Mei entravano nella pubertà all’inizio degli anni 2000 e che si ritroveranno tra non molto dall’altra parte della barricata a gestire figli adolescenti.

Non sorprende che un film che tratta un tema tanto delicato possa essere al centro di polemiche negli Stati Uniti per la rappresentazione piuttosto esplicita dell’interesse per i ragazzi e per lo sviluppo della storia che secondo alcuni detrattori premia un atteggiamento di ribellione e disobbedienza che trasmetterebbe un messaggio sbagliato ai bambini. In realtà, le adolescenti ribelli erano già presenti nei film della Disney, ma la cornice fiabesca in cui erano inserite rendeva probabilmente meno fastidiosi i loro atteggiamenti: anche Ariel ne La Sirenetta non ascoltava mai il padre e mentiva, ma lo faceva per amore e perché voleva essere umana. Certamente non mentiva per andare a un concerto come fa Mei, una situazione in cui molti genitori si saranno immedesimati più facilmente. 
In definitiva, sebbene in qualche passaggio si possa percepire la sensazione di déjà-vu, il periodo della pubertà è raccontato in modo divertente e maturo e Red costituisce un tassello aggiuntivo nel mosaico dei lungometraggi più moderni prodotti da Disney e Pixar in questi anni.

FONTI:
Pixar
Variety
Mashable
RollingStones
BBC
The Atlantic
IMMAGINI:
Red, ©2022/Domee Shi/Lindsey Collins/Walt Disney Pictures/Pixar Animation Studios
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Sull’autore
Dopo il diploma conseguito al Liceo Linguistico Giosuè Carducci di Viareggio, si è laureata in Lingue, Letterature e Studi Interculturali all’Università di Firenze. Ha frequentato i corsi di Giornalismo Cinematografico e Storia del Cinema della Scuola di Cinema Immagina a Firenze. Attualmente studia Traduzione Specialistica e Interpretazione di Conferenza all’Università di Trieste. Ama l’interdisciplinarietà e il suo lavoro ideale sarebbe fare la studentessa universitaria a vita perché non è mai sazia di sapere. Si interessa principalmente di lingue, letteratura, relazioni internazionali e del mondo dello spettacolo e del cinema. Appassionata soprattutto di film e serie fantasy e d’animazione, segue con trepidazione la stagione dei premi di Hollywood e l’evoluzione della rappresentazione e del politicamente corretto nel cinema.
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