Belle // Salvar(si) nel metaverso

da | Dic 8, 2022 | Film

La storia di Belle è una storia complessa; forse la più complessa del regista e animatore di Toyama. In poco più di due ore Mamoru Hosoda sviscera il suo pensiero sulla contemporaneità parlando di rapporto con sé stessi e con gli altri, di famiglia, di amicizia, dei mostri che abbiamo dentro, e di confronto con il proprio passato per poter abbracciare con coraggio il proprio futuro. The Boy and the Beast, Mirai, Wolf Children e gli altri suoi lungometraggi sono tutti qui. In ognuno dei film citati troviamo almeno uno dei temi del regista che in Belle sono tutti evidentemente presenti ma fanno fatica a trovare il giusto spazio nell’arco della lunga storia. 

In due ore Hosoda non riesce a raccontare con sufficiente profondità tutto quello che vorrebbe. Di tutti i pugni allo stomaco che si potrebbero prendere in questa storia (e ce ne sarebbero a iosa), ne prendi uno bello grosso, un altro ti arriva come uno schiaffo sulla guancia e nemmeno troppo potente, altri momenti che vorrebbero essere pesanti non riescono ad esserlo sufficientemente. Tutto questo per un grosso problema: la sceneggiatura (non il soggetto) che è sì il secondo e ultimo punto a sfavore ma tanto è bastato per farmi uscire dalla sala non pienamente soddisfatto per ciò che avevo appena visto.

In breve la trama. Il film segue le vicende di Suzu, una studentessa liceale di diciassette anni che, orfana di madre, vive col padre in un villaggio rurale nella prefettura di Kochi nel quale la ragazza si sente prigioniera. Un giorno Suzu entra in “U”, una realtà virtuale di cinque miliardi di membri online, nella quale può fare finalmente ciò che ama e che non fa da quando è morta la madre: cantare. Suzu diventa Belle, una cantante che presto acquisisce fama mondiale. Belle incontra presto un drago misterioso con il quale intraprende un viaggio ricco di avventure e amore alla ricerca di se stessa e di cosa vuole diventare.

La storia di Belle prende ovviamente le mosse da La bella e la bestia e ha il pregio di portare questa storia in chiave pienamente contemporanea, ambientandola tra il metaverso di U e la realtà di tutti i giorni. La fiaba, infatti, comincia nel mondo virtuale e poi in quello reale, ma forse troppo tardi, perché il doloroso colpo di scena riesca a coinvolgere totalmente. Probabilmente per un errore di scrittura. Quest’opera contiene troppe tematiche importanti, e il regista le sviscera superficialmente entrando poco nel dettaglio. Quello che dovrebbe essere il punto di forza del film, una storia complessa vissuta fra due “mondi”, finisce in un marasma di eventi che si chiudono troppo in fretta rispetto alla complessiva durata del film. La storia di Suzu, la storia di Belle, la storia del Drago (la Bestia), la storia di chi c’è dietro il Drago, la nascita di un amore. Belle è ricchissimo di spunti e di cose potenzialmente interessanti ma che finiscono per essere espresse in maniera poco incisiva, sempre e soprattutto a causa della sceneggiatura. 

Il primo grosso problema di sceneggiatura è relativo alla protagonista: Suzu. Un personaggio veramente interessante con un passato doloroso che ne condiziona prepotentemente il presente: introversa, terribilmente insicura, un rapporto freddo con il padre, un problema d’alimentazione. Il regista dipinge la ragazza con meravigliosa sensibilità e “leggerezza” come solo lui sa fare. La storia di Suzu in Belle è travagliata e arriva su U per rifarsi una vita ed essere qualcun altro: la cantante Belle. Inizialmente questo essere qualcun altro sembra portarle un qualche giovamento e lo esplica testualmente la sua miglior amica Hiroka (un personaggio davvero molto simpatico e riuscito nella sua esagerazione). Ma il problema è che questo supposto cambiamento non è ben visibile a noi spettatori. Suzu è diversa solo su U. Nella realtà della cittadina Kochi la vita rimane pressoché la stessa, fino a quando la protagonista non prende una decisione netta.

Altro problema è relativo alla storia del Drago. Il motivo di tutto l’odio verso di lui è abbastanza inconsistente. La vigilanza di U sembrerebbe cercare il Drago per il semplice motivo di essere sfuggente e picchiare duro durante gli incontri di arti marziali. Motivo un po’ troppo debole per giustificare un accanimento del genere, anche dopo le spiegazioni di Justin, capo dei vigilantes. Comunque il mostro è realizzato con un comparto visivo magnifico e prende spunto palesemente dalla Bestia della fiaba disneyana e si comporta pressoché come quel personaggio. È di particolare importanza riferire che – qui Hosoda fa le cose in maniera encomiabile – la relazione che intercorre fra l’avatar e l’user e la sua sottotrama è molto convincente e ha una certa coerenza.

Per concludere, l’ultimo aspetto che mi ha lasciato un po’ perplesso è il mondo virtuale di U. A usufruire di questa piattaforma sono miliardi di persone che si saranno iscritte per i motivi più svariati, uno dei quali dovrebbe essere quello di poter ricominciare nuovamente una propria vita ma noi, di questo universo, non esploriamo praticamente nulla. Nel lungometraggio trova più spazio il dibattito sul web, sui social network e sulla privacy, argomenti affrontati brevemente ma con sagge e mirate stoccate.

Dopo aver esposto gli aspetti più traballanti di questo film è giunto il momento di lasciarvi a ciò che più colpisce questa ultima fatica di Mamoru Hosoda. Primo fiore all’occhiello di questo film è la regia. In generale non si ha un gran ritmo però certe scelte registiche compensano quelle della sceneggiatura. Si estendono quindi i complimenti alla fotografia di Tetsu Machida (Penguin Highway), grazie al contributo dei vari background artist che ci presentano degli sfondi mozzafiato.

Spendiamo qualche parola inoltre per il graphic design di tutti i personaggi, sia quelli reali che quelli virtuali. Molti personaggi che vediamo una volta sola, sono resi al meglio. Alcuni traboccano di particolari piccoli. Magnifico. Possiamo ammettere che dal punto di vista visivo Belle è un capolavoro.

Le composizioni musicali sono molto belle e per quanto i testi siano semplici, semplicissimi in certi casi, non bisogna dimenticare che, nella storia, a scriverne i testi è Suzu, una giovane ragazza nel pieno della propria maturazione personale durante un periodo per lei molto travagliato. Il tutto è perciò molto coerente.

In conclusione. Belle non è l’Hosoda che ci si aspetta. Certe scelte di sceneggiatura e la durata in rapporto al suo ritmo, non riescono ad essere esaltate appieno dalla brillantezza delle animazioni e dei vari personaggi che popolano questo film. 

FONTI:
Cartoons’ Café
L’occhio del cineasta I, II
AnimeClick

IMMAGINE:
Belle, ©2021/Mamoru Hosoda/Studio Chizu
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Sull’autore
La passione per il cinema e il teatro, lo porta ad iscriversi al DAMS di Bologna e a laurearsi in Scienze dello Spettacolo e Produzione multimediale, con una tesi sull’animazione “ambientalista”, a Padova in magistrale. Visto l’amore per i cartoni animati e non essendo dotato di chissà quali attitudini per realizzare animazioni, da qualche anno preferisce parlarne, scrivendo a ruota libera sul suo sito personale: Cartoons’ Café firmandosi Barista Animato. Da un po’ di tempo, scrive anche per altri siti perché, con incredibile supponenza, spera di poter far capire la bellezza del mondo animato divulgando storia, opere e persone che fanno grande questo vasto e spesso sottovalutato mondo.
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